Now, the recession… we all know what caused it…
Banks were lending money they didn’t have, to people who couldn’t pay them back and now no one can afford anything.
Top Gear 2009 - BBC
Ovvero come uccidere Luigi XIV
Now, the recession… we all know what caused it…
Banks were lending money they didn’t have, to people who couldn’t pay them back and now no one can afford anything.
Top Gear 2009 - BBC
It also has not escaped my attention that when you need their help, nobody at the NHS asks you who you are, what are your rights, where are you from, are you in the country legally or anything of that nature. All they need to know is that you are a human being in need.
Questa giornalista inglese ha rischiato un arresto cardiocircolatorio, ma è stata presa in tempo malgrado la scarsa collaborazione dei passanti. Le le è venuto in mente anche questo un motivo ci sarà pure.
Io voto sì anche se la legge risultante non mi piace, perché priva di preferenze. Ma visto che introdurle tramite referendum è impossibile perché contro Costituzione (in referendum è solo abrogativo o al limite modificativo) la speranza è di scardinare la legge attuale, nel frattanto introducendo una norma come la candidatura in una sola circoscrizione. L’obiettivo, peraltro ovvio a tutti un anno e mezzo fa prima che il referendum fosse rimandato causa elezioni politiche, è di obbligare il Parlamento a scrivere una nuova legge elettorale, meno porcata di quella attuale, perché quella che ne salta fuori non piace a nessun partito e soprattutto non piace né alla Lega né all’Italia dei Valori che sono le forze in ascesa in questo momento. Al contrario la legge attuale piace circa a tutti i partiti perché permette alle dirigenze di comandare a bacchetta i propri quadri ed elettori e ai partiti piccoli di ricattare le coalizioni. Rifiutando la scheda-stando a casa-votando no (che nella pratica hanno lo stesso effetto) si legittima questa situazione. E state certi che più di un beota politico/commentatore dirà “il popolo sovrano ha confermato questa legge e quindi nessuno è legittimato a cambiarla”, come se avessero rispettato gli altri. E non uso il periodo ipotetico perché sono sicuro che la legge rimarrà come tale, perché non si raggiungerà mai il quorum.
Ma mettiamo anche che il referendum passi. Per quanto riguarda il rischio 10% voti – 54% dei seggi è ininfluente, visto che non viviamo nel mondo della teoria ma in quello reale quindi è ovvio che i partiti si aggregherebbero il più possibile sul modello bipolare obbligando chi vuole vincere a stare intorno al 50%. E ricordatevi che oggi in Parlamento ci sono pochi gruppi solo per la scelta di Veltroni, ma nulla vieta che alle prossime politiche si torni al traballante modello 2006.
Poi, sempre nella pratica, questa aggregazione potrebbe avere dei benefici effetti sulla pulizia di PDL e PD, perché obbligherebbe a concordare le candidature rispettivamente con Lega Nord e Italia dei Valori (l’assunto è che siano più puliti dei loro alleati, cosa che si può discutere, ma a naso mi pare sia così).
L’aggregazione bipolare conseguentemente annulla il rischio cambiamento Costituzione perché non c’è una lista del 10% di cui approfittare e quindi bisogna parlare con il partito (si spera uno) di opposizione (ergo, ancora più difficile cambiare la Costituzione). Poi possiamo spendere altre pagine di menate sui benefici effetti del bipolarismo ma qui lascio volentieri la palla a Sartori&Co.
Ah, se volete votare solo per il terzo quesito non fatevi problemi, perché all’ufficio di seggio non cambia praticamente niente, deve solo fare una righina su una tabella di conteggio. Non esiste nel verbale la pagina “il signor TAL DEI TALI si è rifiutato di ricevere la scheda 1 e 2 pertanto ha votato soltanto per il quesito 3″. E lo dico da segretario di seggio.
Ma mettiamo anche che il referendum passi. Per quanto riguarda il rischio 10% voti – 54% dei seggi è ininfluente, visto che non viviamo nel mondo della teoria ma in quello reale quindi è ovvio che i partiti si aggregherebbero il più possibile sul modello bipolare obbligando chi vuole vincere a stare intorno al 50%. E ricordatevi che oggi in Parlamento ci sono pochi gruppi solo per la scelta di Veltroni, ma nulla vieta che alle prossime politiche si torni al traballante modello 2006.
Poi, sempre nella pratica, questa aggregazione potrebbe avere dei benefici effetti sulla pulizia di PDL e PD, perché obbligherebbe a concordare le candidature rispettivamente con Lega Nord e Italia dei Valori (l’assunto è che siano più puliti dei loro alleati, cosa che si può discutere, ma a naso mi pare sia così).
L’aggregazione bipolare conseguentemente annulla il rischio cambiamento Costituzione perché non c’è una lista del 10% di cui approfittare e quindi bisogna parlare con il partito (si spera uno) di opposizione (anzi, ancora più difficile cambiare la Costituzione). Poi possiamo spendere altre pagine di menate sui benefici effetti del bipolarismo ma qui lascio volentieri la palla a Sartori&Co.
Come gli apparatčiki in Unione Sovietica ricevevano qualche “conforto” da chi faceva affari con loro, in Italia, in cui da anni è in corso la gloriosa rivoluzione liberale del caro leader Silvio Berlusconi, chi opera in sanità ricompensa il premier con intrattenimento “in prestazione d’immagine” a sue spese.
E’ d’obbligo l’adagio ormai usuale: “All’estero si sarebbe dovuto dimettere immediatamente.”. E invece da noi la televisione tace, qualche giornale riprende la notizia timoroso, tanti altri denuciano come mandante D’Alema (ma per favore…).
Il nostro Presidente del Consiglio va con le escort, piazza le ragazze nelle fiction e poi le candida al Parlamento. Finirà che rimpiangeremo l’Italia del pre-Tangentopoli.
Viva La Repubblica (in entrambi i sensi)!
Dopo aver speso oltre 66 miliardi di euro (dati ufficiali 2006) sui collegamenti Alta Velocità tra le principali città, con treni che ancora arrivano in ritardo di mezz’ora all’andata e un’ora al ritorno (provato ieri) su linee largamente sottoutilizzate, mentre i nostri italiani all’estero ci raccontano come Giappone e Spagna fanno un servizio fantastico, i cari e vecchi inglesi, tanto ridicolizzati per aver letteralmente sfasciato il monopolio pubblico, scorporato i binari dai treni e messo questi ultimi in concorrenza, hanno fatto questo.
Significa servizio per pendolari, facendo correre treni a 220 km/h, che in Europa continentale non sarebbero manco considerati “Alta Velocità” perché non vanno a 300 km/h sul Channel Link, l’unica linea AV che hanno, pagata dallo Stato per risollevare il gigantesco buco nell’acqua (sic) dell’Eurotunnel. Un fallimento paragonabile al nostro italiano, peccato che il contribuente non ci abbia perso un penny. Noi italiani abbiamo molta più linea pronta per treni come questi, largamente deserta, tessuto urbano forse più favorevole, servizio pendolari ordini di grandezza più disastrato.
Moretti, a quando un pensierino?
Ieri sera l’Italia ha perso la partita contro l’Egitto. Dopo un buon quarto d’ora di macchine gioiosamente strombazzanti allo stile italiano, sotto casa mia è comparso un corteo di egiziani, un centinaio di persone, qualcuno in auto qualcuno in bici, che festeggiavano allegri diretti verso il centro, gridando a ritmo “Egitto!” (o almeno è quello che ho potuto capire). Erano tanti, inaspettati, molto chiassosi, si sono presi anche la piccola libertà di tamburellare sulle auto bloccate dalla loro sfilata, ma è stato bello guardarli passare perché dai loro volti e da come si muovevano era ovvio come si sentissero a casa. Si sentivano liberi di manifestare liberamente la loro gioia, sicuri che tanti non-egiziani (forse non proprio tutti) sarebbero stati contenti di condividere per una sera la loro festa. Sicuri che nessuno li avrebbe fermati o insultati, che nessuna polizia li avrebbe fatti disperdere, che nessuna ronda li avrebbe minacciati.
Per una sera sono scomparse le campagne sulla sicurezza, i respingimenti, i clandestini, i tronfi in camicia verde che urlano contro le moschee e vietano i kebab. Perché era ovvio che l’Italia è anche casa loro.
Se avessimo dei lettori, credo dovremmo loro delle scuse. Ma visto che non ne abbiamo, potremmo almeno approfittare di questo spazio per fare un po’ di conversazione tra di noi, così, pubblicamente. Sia mai che qualcuno, perseverante nel collegarsi al sito, ne prenda parte. Dopo 116 giorni dall’ultimo post, a sua volta pubblicato dopo mesi di silenzio, possiamo candidamente affermare che il nostro progetto di un giornale universitario, ben scritto e tanto interessante da dare vita ad un vivace dibattito all’interno dei nostri atenei è miseramente fallito. Forse voi a Roma state uscendo regolarmente ogni mese, ma qui a Milano non si parla del giornale dall’inizio dell’anno accademico, forse per vergogna e per non ammettere la nostra incapacità. E se state davvero pubblicando, dovete aver omesso di citare il sito perché qui non si legge un solo commento (ma in effetti non si è mai letto).
Al di là di questo, direi che abbiamo sbagliato quasi tutto: abbiamo puntato troppo in alto, e a cose diverse. Qui abbiamo stampato un numero di tasca nostra che quando è uscito ci piaceva poco, che abbiamo distribuito a fatica e di cui forse la maggior parte della copie è finita nel cestino, perché abbandonata sui tavoli. Quando più di un anno fa sono stato accolto nel vostro piccolo circolo di Frondisti, ero convinto che presto i miei corsi universitari mi avrebbero dato gli strumenti per fare una cosa tipo questa (con le debite proporzioni) o quantomento questa. Invece, arrivato a metà corso, non ho neanche la minima idea su cosa fare la tesi (e siamo parlando di una tesi triennale). Detto questo vi sembrerà difficile credere che mi siano venute tante idee su cui basare nuovi articoli ma vi assicuro che c’erano e ci sono ancora. Però la domanda immediatamente successiva è sempre: è un’idea originale o è la ennesima riedizione di quello che si può leggere dalla stampa e dalla televisione. Oppure, non è che è il semplice riassunto di quello che ho letto da qualche parte, sui vari The Economist, Wired, lavoce.info, podcast e blog da cui traggo le informazioni su quello che mi interessa?
Scrivere su un giornale è una bella presa di posizione. Significa affermare: “Io la penso così, e le mie argomentazioni sono così fondate che tu lettore dovresti prenderti la briga di leggerle”. Quindi se non è farina del tuo sacco è plagio, per dirla brutalmente. Ed è difficile non “ispirarsi” a qualcuno parlando di crisi finanziaria, bolla delle materie prime, riconversione energetica e via discorrendo. A meno che non si scada nel bar sport, nelle affermazioni che qualificare poco argomentate è un eufemismo come… il risultato delle elezioni di un anno fa (non me ne vogliano gli amici di scienze politiche)
D’accordo, il tempo massimo per lo “sfogo” è scaduto, ora passiamo alla fase construens: che cosa ne facciamo di questo spazio?
La mia modesta proposta è in un certo senso di appropriarmene. Vorrei cominciare a pubblicare in un modo diverso, come se fosse il mio blog personale (ed è un buon momento visto che la moda è passata in favore dei social networks). Certo non pubblicherò mai delle mie vacanze o della mia vita privata, però vorrei farne un compendio di quello che sto latu sensu imparando. Vorrei trasformarlo in un taccuino di idee e impressioni, anche a naso e poco argomentate: un po’ come doveva essere questo spazio nelle nostre iniziali intenzioni. Naturalmente voi siete invitati a fare altrettanto, altrimenti avrei aperto uno spazio tutto mio. La speranza è quella che si crei un gioco a guadagno condiviso di raccolta e discussione, perché come ben sapete, il giornale in fondo è nato per questo, sono rare le occasioni di dibattito su cosa davvero ci interessa. Almeno questo facciamolo funzionare.
Nel salutare il nuovo Anno Accademico e dare il benvenuto alle matricole dell’a.a. 2008/2009 della Luiss Guido Carli, “il Frondista” si rimette in gioco proponendosi ai nuovi lettori che, ci auguriamo, trarranno ispirazione dal nuovo numero. Attendiamo come sempre i Vs. commenti e/o critiche che accoglieremo con interesse e gratitudine.
La redazione
Berlusconi secondo la Casa Bianca
Dopo due amministrazioni all’insegna (almeno) dell’incompetenza, lo staff presidenziale fornisce informazioni sostanzialmente vere, con la speranza che i capi di governo riuniti a Hokkaidō prendano attentamente nota. Peccato, soprattutto per lo sprovveduto funzionario, che non si confacciano alla linea politica tenuta dal suo comandante in capo.
Visto che il mondo sta prendendo una direzione delirante,
è il caso di assumere un punto di vista delirante
Jean Baudrillard-1929
Da sempre amiamo definirci utopisti. Noi, giovani, ne abbiamo credute di tutte i colori. Abbiamo creduto alla dittatura del proletariato e al mito americano, a Dio- patria- e- famiglia come valori eterni e alla libertà conquistata a colpi di reggiseni bruciati in piazza. Poi, un bel giorno, c’hanno detto che la rivoluzione era finita, che era stato un errore delirante. Che si chiudevano i battenti e potevamo pure scordarci libretti rossi e neri. Grazie, ma ci eravamo già arrivato da soli. E da tempo. Mentre voi giocavate a fare a volte gli incendiari a volte i pompieri, noi eravamo già da un pezzo sulla strada della ragione. E all’incrocio fra rivoluzione e conservatorismo, non abbiamo avuto dubbi di sorta. Abbiamo però imboccato la strada della rivoluzione nel senso di marcia corretto. Quello del libero arbitrio. E mentre scarrozzavamo in lungo e in largo, abbiamo girato lo sguardo alla nostra destra e abbiamo visto la strada della responsabilità scorrere veloce al nostro fianco. E lungo il percorso abbiamo compreso che non c’è libero arbitrio senza senso di responsabilità.
Così, deliranti utopisti, abbiamo fatto il passo inevitabile: assecondare la lenta persuasione che la ragione con i suoi finiti mezzi esercita su di noi. Ecco allora giunto il compito di affascinarvi. Non arduo, a dir la verità, dato che questa volta non sarà necessaria la coperta troppo corta della retorica affabulatrice che tutto descrive e nulla spiega. Sono i fatti, i dati e le statistiche che sorreggono le nostre teorie sul mondo, che seppur fallibili, ci sembrano meritare un po’ della vostra attenzione.
Da buon utopisti deliranti crediamo, senza retorica, che un mondo migliore sia possibile. Ma illuminati dalla ragione che a suo tempo c’ha già persuasi, non staremo certo aspettare che giunga per necessità storica. Per questo, lasciando da parte la falsa modestia che non appartiene certo a giovani genuini come noi, scopriamo subito le nostre carte. Le nostre finalità sono banali quanto deliranti: vorremmo contribuire alla lotta ai cambiamenti climatici che osserviamo avvenire da decenni. Questo vuol dire promuovere una forma di partecipazione responsabile al mondo globale. Partecipazione dovuta visto la nostra fiducia nelle potenzialità uniche della globalizzazione come spontanea tendenza umana; responsabile, perché non pensiamo affatto che la libertà di coscienza significhi libertà di non aver coscienza. Perché crediamo, come recitava nel 1987 il Rapporto Brundland della Commissione Mondiale su Ambiente e Sviluppo delle Nazioni Unite, che lo sviluppo sostenibile è “uno sviluppo che soddisfa i bisogni del presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i proprio bisogni”.
Quindi, ci impegniamo con voi per una maggiore sobrietà nei consumi. Che non significa certo alcuna inquisitoria morale sul comportamento individuale. Ma la sensata convinzione che con la collaborazione di tutti, università compresa, piccoli ma al tempo stesso grandi risultati possono essere conseguiti. Come una efficiente raccolta differenziata, che coinvolga noi studenti quanto il personale universitario. Come una efficienza dei consumi che miri a investire nelle fonti rinnovabili. Come la promozione di stili di vita sostenibili che sottolineino quanto il progresso non vada sempre e per forza di pari passo con la crescita economica.
Dunque, offriamo una ottimistica possibilità a chi vive e condivide con noi l’università ed i suoi spazi. Quella di vivere e condividere secondo assoluto libero arbitrio e rigoroso senso di responsabilità, appunto. La possibilità di essere parte attiva di un “fare” ambizioso e delirante che solo dei giovani utopisti come noi è proprio. Possibilità che, ne siamo certi, non sarà lasciata cadere nel vuoto dagli studenti delle scienze sociali della Luiss Guido Carli. Non crediamo potranno rinunciare ad essere veramente giovani, e dunque utopisti e deliranti, proprio ora che il mondo sta prendendo una direzione decisamente delirante.
Tommaso Jacopo Ulissi