Archivio per Gennaio 2009

What I’ve learned

Se avessimo dei lettori, credo dovremmo loro delle scuse. Ma visto che non ne abbiamo, potremmo almeno approfittare di questo spazio per fare un po’ di conversazione tra di noi, così, pubblicamente. Sia mai che qualcuno, perseverante nel collegarsi al sito, ne prenda parte. Dopo 116 giorni dall’ultimo post, a sua volta pubblicato dopo mesi di silenzio, possiamo candidamente affermare che il nostro progetto di un giornale universitario, ben scritto e tanto interessante da dare vita ad un vivace dibattito all’interno dei nostri atenei è miseramente fallito. Forse voi a Roma state uscendo regolarmente ogni mese, ma qui a Milano non si parla del giornale dall’inizio dell’anno accademico, forse per vergogna e per non ammettere la nostra incapacità. E se state davvero pubblicando, dovete aver omesso di citare il sito perché qui non si legge un solo commento (ma in effetti non si è mai letto).

Al di là di questo, direi che abbiamo sbagliato quasi tutto: abbiamo puntato troppo in alto, e a cose diverse. Qui abbiamo stampato un numero di tasca nostra che quando è uscito ci piaceva poco, che abbiamo distribuito a fatica e di cui forse la maggior parte della copie è finita nel cestino, perché abbandonata sui tavoli. Quando più di un anno fa sono stato accolto nel vostro piccolo circolo di Frondisti, ero convinto che presto i miei corsi universitari mi avrebbero dato gli strumenti per fare una cosa tipo questa (con le debite proporzioni) o quantomento questa. Invece, arrivato a metà corso, non ho neanche la minima idea su cosa fare la tesi (e siamo parlando di una tesi triennale). Detto questo vi sembrerà difficile credere che mi siano venute tante idee su cui basare nuovi articoli ma vi assicuro che c’erano e ci sono ancora. Però la domanda immediatamente successiva è sempre: è un’idea originale o è la ennesima riedizione di quello che si può leggere dalla stampa e dalla televisione. Oppure, non è che è il semplice riassunto di quello che ho letto da qualche parte, sui vari The Economist, Wired, lavoce.info, podcast e blog da cui traggo le informazioni su quello che mi interessa?

Scrivere su un giornale è una bella presa di posizione. Significa affermare: “Io la penso così, e le mie argomentazioni sono così fondate che tu lettore dovresti prenderti la briga di leggerle”. Quindi se non è farina del tuo sacco è plagio, per dirla brutalmente. Ed è difficile non “ispirarsi” a qualcuno parlando di crisi finanziaria, bolla delle materie prime, riconversione energetica e via discorrendo. A meno che non si scada nel bar sport, nelle affermazioni che qualificare poco argomentate è un eufemismo come… il risultato delle elezioni di un anno fa (non me ne vogliano gli amici di scienze politiche)

D’accordo, il tempo massimo per lo “sfogo” è scaduto, ora passiamo alla fase construens: che cosa ne facciamo di questo spazio?

La mia modesta proposta è in un certo senso di appropriarmene. Vorrei cominciare a pubblicare in un modo diverso, come se fosse il mio blog personale (ed è un buon momento visto che la moda è passata in favore dei social networks). Certo non pubblicherò mai delle mie vacanze o della mia vita privata, però vorrei farne un compendio di quello che sto latu sensu imparando. Vorrei trasformarlo in un taccuino di idee e impressioni, anche a naso e poco argomentate: un po’ come doveva essere questo spazio nelle nostre iniziali intenzioni. Naturalmente voi siete invitati a fare altrettanto, altrimenti avrei aperto uno spazio tutto mio. La speranza è quella che si crei un gioco a guadagno condiviso di raccolta e discussione, perché come ben sapete, il giornale in fondo è nato per questo, sono rare le occasioni di dibattito su cosa davvero ci interessa. Almeno questo facciamolo funzionare.


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